LEGGO IL TESTO
Dal Vangelo secondo Luca 14,1.7-14
Avvenne che un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo.
Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti: «Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: “Cèdigli il posto!”. Allora dovrai con vergogna occupare l’ultimo posto. Invece, quando sei invitato, va’ a metterti all’ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: “Amico, vieni più avanti!”. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato».
Disse poi a colui che l’aveva invitato: «Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio. Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti».
Liturgia della Parola: https://www.lachiesa.it/calendario/20250831.html
MI LASCIO ACCOMPAGNARE NELLA MEDITAZIONE
“I campi erano arsi e screpolati dalla mancanza di pioggia. L’erba era sparita dai prati. La gente era tesa e nervosa, mentre scrutava il cielo di cristallo blu cobalto.
Le settimane si succedevano sempre più infuocate. Da mesi non cadeva una vera pioggia.
Il parroco del paese organizzò un’ora speciale di preghiera nella piazza davanti alla chiesa per implorare la grazia della pioggia.
All’ora stabilita la piazza era gremita di gente ansiosa, ma piena di speranza.
Molti avevano portato oggetti che testimoniavano la loro fede. Il parroco guardava ammirato le Bibbie, le croci, i rosari.
Ma non riusciva a distogliere gli occhi da una bambina seduta composta in prima fila.
Sulle ginocchia aveva un ombrello rosso”.
La mitezza e l’umiltà sono le vie che la Parola di questa domenica ci chiede di intraprendere per ravvivare in noi la fede.
Spesso siamo indotti ad imbrigliare Dio in arguti ragionamenti, in raffinate argomentazioni. Eppure, così facendo, ce ne allontaniamo.
Anche ciò che scegliamo di fare o non fare dipende, molte volte, dai nostri calcoli su Dio o, comunque, da una veste che decidiamo di calargli addosso. E, tra le molteplici conseguenze, vi è quella di credere in un Dio che segue una logica retributiva, per cui se si riesce ad occupare il primo posto e a fare di più e meglio degli altri, certamente la ricompensa ci sarà!
Gesù chiede, ancora una volta, di cambiare prospettiva. Il Suo è un messaggio che demolisce le argomentazioni e le speculazioni che generano una immagine distorta di Dio, di un Dio che non esiste affatto.
È curioso constatare che il Maestro racconta la parabola riportata nella pagina del Vangelo di Luca in casa di uno dei capi dei farisei e nel mentre si trova alla sua tavola. I farisei, infatti, erano coloro che, ai tempi di Gesù, improntavano le loro azioni ad un rigoroso ma vacuo formalismo, ritenendo che in questo modo potessero avvicinarsi maggiormente a Dio.
Perché il Maestro chiede, in casa di un fariseo, di offrire un banchetto a poveri, storpi, zoppi, ciechi, piuttosto che a fratelli, parenti, amici, e ricchi vicini?
Per due ragioni.
In primo luogo, perché sono gli ultimi e i semplici di cuore che possono indicare la strada da seguire per avvicinarsi più facilmente a Dio. I miti e gli umili, infatti, sono coloro che, per credere, non pretendono quei “segni tangibili” cui fa riferimento San Paolo nel passo tratto dalla Lettera agli Ebrei. Lungi dall’essere creduloni, i semplici di cuore sono coloro che riescono ad Abba(n)-donarsi totalmente, ossia a lasciarsi cadere con fiducia nelle braccia di un Padre, senza calcoli o speculazioni argomentative. Sono, in sostanza, coloro che più che parlare di Dio riescono invece a parlare con Dio.
In secondo luogo, perché il Maestro vuole scardinare la logica retributiva che spesso è attribuita anche a Dio. Al banchetto, infatti, bisogna invitare chi non può contraccambiare, così come a Dio bisogna affidare la propria vita senza pretendere che Egli contraccambi con ciò che riteniamo debba donarci a tutti i costi.
Facciamo nostro, dunque, l’invito del passo tratto dal Libro del Siracide: “Figlio, compi le tue opere con mitezza, e sarai amato più di un uomo generoso. Quanto più sei grande, tanto più fatti umile,
e troverai grazia davanti al Signore”, perché: “molti sono gli uomini orgogliosi e superbi,
ma ai miti Dio rivela i suoi segreti”.
Gesù viene a manifestare nel mondo il volto di Dio: un Dio che è Padre.
Un padre sa ciò di cui ha bisogno il figlio, prima ancora che il figlio lo chieda!
Relazionarsi al Padre non significa, dunque, calcolare o mercanteggiare, ma Abba(n)-donarsi, ossia “donarsi” totalmente e incondizionatamente a Lui. E in ciò si riesce solo se si libera il cuore dai fardelli dell’orgoglio, della superbia e del malsano desiderio di dominare tutto e tutti, anche Dio stesso.
Il racconto che ha introdotto la riflessione può esserci di aiuto. Pregare, infatti, è chiedere la pioggia; credere è portare l’ombrello.
Come la bambina della storiella, anche noi siamo invitati ad essere miti e semplici di cuore e, quindi, disposti a lasciarsi cadere nelle braccia di Colui che certamente ci dona più di quanto possiamo immaginare, senza calcoli e senza pretese.
Siamo disposti a liberarci dei nostri computi, delle nostre argomentazioni su Dio per Abba(n)-donarci nelle Sue braccia senza ambizioni e con la consapevolezza che Egli è Padre e, quindi, non ci farà mancare ciò di cui abbiamo davvero bisogno?
di Mattia Arleo
ESERCIZIO PER L’ANIMA
Siamo disposti a liberarci dei nostri computi, delle nostre argomentazioni su Dio per Abba(n)-donarci nelle Sue braccia senza ambizioni e con la consapevolezza che Egli è Padre e, quindi, non ci farà mancare ciò di cui abbiamo davvero bisogno?
PREGHIERA
I giusti si rallegrano,
esultano davanti a Dio
e cantano di gioia.
Cantate a Dio, inneggiate al suo nome:
Signore è il suo nome.
Padre degli orfani e difensore delle vedove
è Dio nella sua santa dimora.
A chi è solo, Dio fa abitare una casa,
fa uscire con gioia i prigionieri.
Pioggia abbondante hai riversato, o Dio,
la tua esausta eredità tu hai consolidato
e in essa ha abitato il tuo popolo,
in quella che, nella tua bontà,
hai reso sicura per il povero, o Dio.
Salmo 67