LEGGO IL TESTO
Dal Vangelo secondo Matteo 24, 37-44
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata.
Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».
Liturgia della Parola: https://www.lachiesa.it/calendario/20251130.html
MI LASCIO ACCOMPAGNARE NELLA MEDITAZIONE
Con la prima domenica di Avvento prende avvio un nuovo ciclo liturgico, un nuovo anno liturgico, il quale è sempre caratterizzato da una pagina evangelica che pone l’accento sulla venuta gloriosa del Figlio dell’uomo. Venuta che situa il credente nell’attesa.
Cos’è l’attesa?
È un movimento umano e spirituale tutt’altro che scontato. Nei tempi della velocizzazione e della produttività, l’attesa è sentita come un tempo morto, come una perdita di tempo.
L’attesa invece è un lavoro spirituale che prepara il futuro anticipandolo, sperandolo, invocandolo.
L’attesa è una soglia. Soglia tra ora e dopo, tra oggi e domani, tra tempo ed eternità, tra storia e Regno di Dio.
Nell’attesa il futuro, prossimo o remoto che sia, già abita il presente almeno nel nostro spirito. Si tratti di attendere una persona cara che dovrebbe arrivare entro pochi minuti, o di attendere la fine di una guerra, o l’avvento del Regno di Dio, sempre l’attesa prepara il futuro intervenendo nel presente, operando mutazioni già nel presente.
Cos’è l’attesa?
C’è lo dicono molto bene i contemporanei di Noè: non annegare nella banalità dei giorni, in un quotidiano divenuto orizzonte totalizzante di un’esistenza che diviene cieca, e inconsapevole di sé. I contemporanei di Noè “mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito” e non vi è nulla di reprensibile. Si tratta della quotidianità, delle attività vitali quotidiane di ogni persona. Il problema è come vivere questo tempo.
A volte il nostro vivere è senza discernimento, il quale non evita le calamità e le catastrofi esistenziali, ma ci aiuta ad attraversarle, proprio come Noè ha potuto non evitare il verificarsi del diluvio, ma lo ha potuto traversare.
Carissimi amici, come vivere questo tempo di attesa?
Rosmini morendo affidava a Manzoni, come sintesi di una vita grande, le tre parole del suo testamento spirituale: tacere, adorare, godere.
Tacere, non per amore del silenzio, ma per amore della sua Parola.
Adorare, per aprire varchi al Signore nel cielo chiuso dei giorni.
Godere, perché la bella notizia del Vangelo ci assicura che la vita è, e non può che essere, una continua ricerca di felicità.
Sono tre parole per il tempo dell’Avvento, per ogni tempo di chiunque attenda qualcosa. «Due uomini saranno nel campo, uno sarà preso e l’altro lasciato… perciò anche voi state pronti».
Sui campi della vita uno vive in modo adulto, uno infantile; uno vive ponendosi la domanda di Dio, uno no; uno vive sull’orlo dell’infinito, uno dentro il circuito breve della sua pelle. Tra questi due, uno solo è pronto all’incontro. Uno solo sta sulla soglia, a vegliare sui germogli che nascono. L’altro «non si accorge di nulla». Uno solo sentirà le onde dell’infinito che vengono a infrangersi, quotidianamente, sul promontorio della sua vita, come appello a salpare.
di P. Walter Vinci MI
ESERCIZIO PER L’ANIMA
Quale diluvio ti ha risvegliato dal tuo benessere?
In quali momenti ti sei sentito sollevato affidando la tua vita al Signore?
Ricorda le esperienze della tua vita che ti sembra di aver vissuto in pienezza lasciandoti una profonda consolazione interiore. Come ti fanno sentire?
PREGHIERA
Quale gioia, quando mi dissero:
«Andremo alla casa del Signore!».
Già sono fermi i nostri piedi
alle tue porte, Gerusalemme!
È là che salgono le tribù,
le tribù del Signore,
secondo la legge d’Israele,
per lodare il nome del Signore.
Là sono posti i troni del giudizio,
i troni della casa di Davide.
Chiedete pace per Gerusalemme:
vivano sicuri quelli che ti amano;
sia pace nelle tue mura,
sicurezza nei tuoi palazzi.
Per i miei fratelli e i miei amici
io dirò: «Su di te sia pace!».
Per la casa del Signore nostro Dio,
chiederò per te il bene.
Salmo 121