LEGGO IL TESTO
Dal Vangelo secondo Luca 13, 22-30
In quel tempo, Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme.
Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?».
Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno.
Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”.
Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori.
Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi».
Liturgia della Parola: https://www.lachiesa.it/calendario/20250824.html
MI LASCIO ACCOMPAGNARE NELLA MEDITAZIONE
La liturgia della Parola di questa domenica, XXI del Tempo Ordinario, prende le mosse da una domanda, molto affine al nostro modo di affrontare le questioni: “sono pochi quelli che si salvano?”.
C’è un sottinteso in questa domanda nel pensare alla salvezza: chi la pone, più o meno consapevolmente, si inserisce nel gruppo dei salvati.
Due temi molto importanti che emergono da questa domanda e che desidero soffermare la nostra attenzione: il quanto e se noi ci salviamo.
Signore, sono pochi quelli che si salvano?
In sintesi il famoso e quotidiano motto, che utilizziamo nella nostra vita quotidiana: “Pochi ma buoni”. Questa è la magra consolazione, carissimi amici, che siamo abituati a dire quando, nei nostri incontri, nelle nostre comunità parrocchiali, in molti di meno del previsto.
Ovviamente tra quei “pochi” – e sopratutto tra quei “buoni” – ci mettiamo anche noi, compiendo il nostro atto di superbia quotidiano. Sempre condizionati dalla quantità. Quanti siamo a partecipare. Quanti pasti prepariamo alla mensa dei poveri. Quanto denaro è stato raccolto. Sono calcoli umani, che a poco servono per la salvezza dell’anima.
Piuttosto, dovremmo chiederci: “Abbiamo incontrato il Signore? Questi incontri, la nostra partecipazione ci ha aiutato ad essere più uniti, più amici? Questi pasti ci hanno aiutato ad incontrare e ad essere più attenti ai poveri? Abbiamo dato testimonianza di fede, di carità e di speranza?
Gesù punta sulla qualità e non sulla quantità.
Il secondo aspetto è la salvezza della nostra anima.
A pensarci bene il problema non è il teorico “quanti si salvano” ma se ti salvi tu e se ti fai strumento per la salvezza di altri.
Grazie a questa domanda, noi oggi, abbiamo l’opportunità di interrogarci sul senso che la parola “salvezza” ha. La Chiesa, ci parla nota oggi, di salvezza? Gli uomini di oggi vivono nel cuore il bisogno di salvezza?
Siamo chiamati a puntare sulla qualità, invitando ad alleggerirci da tutto ciò che è male per passare attraverso la porta stretta della croce. Mi piace che questa porta sia proprio a forma di croce. Riusciamo ad entrare solo se siamo abituati ad avere le braccia allargate per sederci al banchetto di Dio. Solo così tutti possono entrare da questa porta, anche se è stretta e sedere a mensa.
La porta stretta non è per i più bravi ma per chi si fa ultimo. La vera fede si mostra non da come uno parla di Dio, ma da come parla e agisce nella vita. Tutti possono passare per le porte sante di Dio. È possibile per tutti vivere meglio, e Gesù ne possiede la chiave, è la chiave.
di P. Walter Vinci MI
ESERCIZIO PER L’ANIMA
Noi da che parte vogliamo stare?
Scegliamo la strada facile del pensare solo a noi stessi o scegliamo la porta stretta del Vangelo?
PREGHIERA
Genti tutte, lodate il Signore,
popoli tutti, cantate la sua lode.
Perché forte è il suo amore per noi
e la fedeltà del Signore dura per sempre.
Salmo 116