LEGGO IL TESTO
Dal Vangelo secondo Matteo 5,1-12
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.
Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».
Liturgia della Parola: https://www.lachiesa.it/calendario/20260208.html
MI LASCIO ACCOMPAGNARE NELLA MEDITAZIONE
Domenica scorsa, abbiamo ascoltato la pagina delle Beatitudini, ora Gesù si rivolge sempre ai discepoli con un discorso diretto qualificandoli “sale della terra” e “luce del mondo”.
Non sono titoli onorifici, non sono titoli trionfalistici, ma un richiamo alla responsabilità. I detti sul sale e sulla luce riguardano il rapporto dei discepoli con il mondo, la loro responsabilità nei confronti degli “uomini” (Mt 5,13.16).
Sia il sale che la luce sono immagini di un «dono»: il sale penetra nei cibi, dà sapore e gusto, ma non si vede, scompare nelle vivande. Ha anche la caratteristica di non livellare i sapori dei cibi, ma di individuarli ed esaltarli. È il segno di un dono che donandosi si annulla, ma non scompare, vive di una vita nuova «donata». Così il cristiano deve essere «dono». Gesù aggiunge: «siete sale della terra», cioè il cristiano è sapore del mondo.
Anche la luce è segno di un dono: illumina tutto, avvolge ogni cosa, senza distinzione o pregiudizi; fa splendere i colori delle cose, li fa risaltare, ne fa emergere le caratteristiche, fa tutt’uno con le cose e non esiste senza di esse. La luce è pure segno di gioia e fa gioire. Così dovrebbe essere il cristiano nella vita quotidiana: segno di luce e di letizia.
Il sale ha una seconda caratteristica: preserva dalla corruzione: è una delle scoperte più antiche dell’uomo per conservare i cibi. Ciò indica che il sale è fedele a se stesso, non può perdere il sapore, perché il sale che non ha sapore non ha senso, non è più sale; allo stesso modo il discepolo che non può dare sapore al mondo in cui vive ha perso qualsiasi senso, ha smarrito la sua identità.
Sale e luce non ci portano in un altrove ideale, ma ci immergono nella concretezza. Sono immagini di una spiritualità incarnata, vissuta dentro le relazioni, i gesti, le scelte quotidiane.
Il cristiano è chiamato a non perdere sapore, a non spegnere la luce. E questo accade non tanto con grandi imprese, ma attraverso una fedeltà operosa e silenziosa. Là dove abitiamo, lavoriamo, soffriamo, gioiamo: lì possiamo essere, con discrezione e coraggio, sale e luce.
È questa la sfida e la bellezza della missione cristiana: una presenza che non si impone, ma che lascia una traccia; un’esistenza che non abbaglia, ma che orienta.
Il sale e la luce sono due elementi “umili”: si perdono dentro le cose. Come suggerisce il profeta Isaia: «Illumina altri e ti illuminerai, guarisci altri e guarirai» (Isaia 58,8). Non restiamo curvi sulle nostre storie e sulle nostre sconfitte, ma occupiamoci degli altri. Chi guarda solo a se stesso non si illumina mai. «Non siamo chiamati a fare del bene, ma a voler bene» (Sorella Maria di Campello).
di P. Walter Vinci
ESERCIZIO PER L’ANIMA
Dov’è il gusto della tua vita, oggi?
In chi puoi dire di aver trovato un raggio della luce del Signore?
In che modo oggi sei chiamato a insaporire ed illuminare le meraviglie del Signore?
PREGHIERA
Spunta nelle tenebre, luce per gli uomini retti:
misericordioso, pietoso e giusto.
Felice l’uomo pietoso che dà in prestito,
amministra i suoi beni con giustizia.
Egli non vacillerà in eterno:
eterno sarà il ricordo del giusto.
Cattive notizie non avrà da temere,
saldo è il suo cuore, confida nel Signore.
Sicuro è il suo cuore, non teme,
egli dona largamente ai poveri,
la sua giustizia rimane per sempre,
la sua fronte s’innalza nella gloria.
Salmo 111