LEGGO IL TESTO
Dal Vangelo secondo Lc 23,35-43
In quel tempo, [dopo che ebbero crocifisso Gesù,] il popolo stava a vedere; i capi invece deridevano Gesù dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto».
Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei».
Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male».
E disse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».
Liturgia della Parola: https://www.lachiesa.it/calendario/20251123.html
MI LASCIO ACCOMPAGNARE NELLA MEDITAZIONE
Da più di un secolo, la Chiesa ci propone, a conclusione di ogni anno liturgico, la solennità di Cristo Re dell’universo.
Cerchiamo di non approcciarci a tale solennità – come abbiamo fatto, forse, troppe volte – con superficialità e approssimazione, come se si trattasse di una mera ricorrenza – l’ennesima – nella quale fare memoria di uno dei tanti titoli che sono stati attribuiti dalla tradizione a Gesù.
Questa festa riguarda tutti noi, perché ciascuno di noi, in virtù del battesimo, è sacerdote, profeta e re! Nella regalità di Cristo, che oggi celebriamo, è innestata anche la nostra regalità!
Dunque, la solennità di oggi ci propone un interrogativo che, in un tempo come quello che stiamo vivendo, caratterizzato dal riemergere di logiche spietate di dominio, superbia e sopruso, diviene dirimente per una svolta: cosa significa essere re per un cristiano?
Sentirsi profondamente partecipi della missione di Gesù!
Se, in virtù del battesimo, siamo tutti re, allora, in quanto tali, non possiamo sottrarci alla responsabilità di partecipare con Cristo alla edificazione del Regno di Dio! Se ci sottraessimo a tale compito, vano sarebbe il nostro battesimo!
Una delle tentazioni più insidiose, soprattutto per il nostro tempo, è quella di scaricare le responsabilità sugli altri.
È un rischio che corriamo anche nella relazione con Gesù: dis-uniamo, spesso, il nostro operato da quello di Cristo e consideriamo Lui solo come il responsabile di tutto e il deus ex machina di ogni situazione o problema.
Al contrario, noi siamo parte della Sua missione perché siamo parte di Lui!
Il passo tratto dal secondo Libro di Samuele, nel narrare l’investitura di Davide come re del popolo di Israele, ricorre ad una espressione significativa, posta dall’autore sulle labbra delle tribù di Israele: “Ecco noi siamo tue ossa e tua carne”.
Le tribù accorse da Davide non lo incoronano re per liberarsi delle proprie responsabilità; al contrario, lo riconoscono re perché si sentono innestati in lui, compartecipi della missione che il Signore gli stava affidando.
Sarebbe bello se anche noi, nel nostro quotidiano, potessimo riconoscerci “ossa e carne” di Cristo e, quindi, membra di un unico corpo che, per vivere, ha bisogno che ogni suo membro faccia la sua parte.
Scorgere nella regalità di Gesù il modello della nostra regalità!
San Paolo, nel passo tratto dalla Lettera ai Colossesi, riferendosi a Gesù, lo definisce: “capo del corpo, della Chiesa”.
Se la Chiesa è un corpo, allora c’è bisogno di un “capo”, ossia di quell’organo a cui tutte le membra guardano per muoversi in maniera concorde.
Tutto, infatti, parte da Cristo e tutto in Lui si compie. Ecco perché, sempre San Paolo, lo definisce: “principio” e “pienezza”.
Egli, dunque, è il “primogenito di tutta la creazione” perché posto dinanzi a noi come modello e come via che conduce al Padre.
A Lui, dunque, dobbiamo guardare, noi membra vive della Chiesa, per apprendere l’arte di essere re come Lui è re.
Ed è nel passo del Vangelo di Luca che emerge tutta la regalità di Cristo, il quale accetta la morte per amore, per “riconciliare tutte le cose”, per “pacificare con il sangue della sua croce sia le cose che stanno sulla terra, sia quelle che stanno nei cieli”.
Dunque, non vi è vera regalità senza amore; non vi è vera regalità senza sacrificio; non vi è vera regalità senza riconciliazione; non vi è vera regalità senza pacificazione!
Abbiamo quanto mai bisogno di convertirci a questa mite regalità testimoniata da Cristo sulla croce!
Nel nostro tempo, in cui tornano drammaticamente in primo piano le ferite inferte alla convivenza da una spirale perversa di poteri incontrollati, ingiustizie disumane, guerre spietate, abbinate ad un consumismo irresponsabile e spensierato, in cui la logica della forza e della prepotenza sembra predominare, la sfida che Cristo ci lancia dal Suo trono regale che è la croce non è rimandabile.
La solennità di oggi, nel celebrare Cristo Re, non giustifica nessuna fuga dal presente e dalla vita concreta. La regalità di Cristo non è un’idea e non possiamo approcciarci ad essa con mere ritualità, usate spesso per proteggere i nostri egoismi e consacrare le nostre paure; né possiamo accontentarci di viverla ricorrendo a emozioni private e indolori, ineffabili e indifferenti, sterilizzate!
La regalità di Cristo è incarnata e questo ci chiede, da cristiani, “sue ossa e sua carne”, di esercitarla e testimoniarla nel quotidiano, nel modo in cui Gesù stesso l’ha esercitata.
È bella l’espressione che Gesù rivolge al ladrone morente accanto a Lui: “In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso”. La si potrebbe leggere anche così: “In verità io ti dico: oggi con me sei nel paradiso”.
Il Regno di Dio, il paradiso, è nel nostro “oggi”. La regalità di Cristo – che è anche la nostra – è per il nostro “oggi”.
di Mattia Arleo
ESERCIZIO PER L’ANIMA
Sono consapevole che, in virtù del battesimo, sono re?
E sono disposto ad esercitare questa regalità nel mio quotidiano seguendo il modello della regalità di Cristo e sentendomi suo “osso e carne”?
PREGHIERA
Quale gioia, quando mi dissero:
«Andremo alla casa del Signore!».
Già sono fermi i nostri piedi
alle tue porte, Gerusalemme!
È là che salgono le tribù,
le tribù del Signore,
secondo la legge d’Israele,
per lodare il nome del Signore.
Là sono posti i troni del giudizio,
i troni della casa di Davide.
Salmo 121