LEGGO IL TESTO
Dal Vangelo secondo Matteo 5,1-12
In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».
Liturgia della Parola: https://www.lachiesa.it/calendario/20260201.html
MI LASCIO ACCOMPAGNARE NELLA MEDITAZIONE
“Cercate il Signore voi tutti, poveri della terra […]”.
È l’invito che ci viene rivolto dal profeta Sofonia, tante volte “spezzato in due” e considerato solo nella sua prima parte, ossia in quel “compito” di “cercare” il Signore, con scarsa considerazione del modo in cui farlo che pure ci viene indicato dal profeta.
Nella nostra esperienza di fede, spesso, ci lasciamo prendere dalla smania di “cercare” Dio, tentando di dominarne l’essenza con il solo uso dell’intelletto; studiamo e ristudiamo libri che ci parlano di Lui o dell’esperienza che di Lui altri hanno fatto; ci illudiamo di trovarlo in ciò che altri hanno detto o dicono sul Suo conto. Alla fine, dopo aver riempito il nostro bagaglio di idee su Dio, diventiamo anche noi parte della vasta moltitudine di coloro che dicono qualcosa su di Lui e tuttavia non sappiamo chi Lui sia davvero.
Se concentriamo l’attenzione sulla seconda parte dell’espressione del profeta, invece, ci rendiamo conto che egli offre anche un metodo che, tra l’altro, ci salva dal pericolo della insoddisfazione che, a lungo andare, deriva dalla nostra presunzione di avvicinarci a Dio impiegando la nostra sola mente e i nostri soli articolati e complessi ragionamenti.
“Cercate il Signore voi tutti, poveri della terra […]”.
Poveri della terra. Sì, questo è ciò che siamo davanti al nostro Creatore: poveri! Ed è nella nostra povertà che dobbiamo contemplarlo, perché è nella nostra povertà che Egli ha scelto di manifestarsi a noi.
La logica della ricerca si capovolge: non sono io a “cercare” Lui, ma è Lui che si manifesta a me e mi ha già cercato! Non sono io a dire chi Lui sia, ma è Lui che dirà a me chi è.
E questo può farlo solo nell’aridità, nel buio, nel silenzio, laddove tutto ciò che non è essenziale ci manca e tale mancanza ci rende poveri, pronti ad accogliere l’unica vera ricchezza della vita.
Ecco la strada per intravederlo: la povertà! Che non è povertà di beni materiali, ma semplicità di pensiero, umiltà del cuore, predisposizione all’incontro con Lui in un contesto di libertà da ogni sorta di condizionamento.
Quanto sarebbe stato ingiusto il nostro Dio se avesse deciso di manifestarsi solo ai dotti, ai sapienti, agli studiosi!
Invece, Egli ha scelto di manifestarsi al ricco come al povero, al sapiente come allo stolto, al dotto come all’illetterato. Quindi, a tutti coloro che, a prescindere dalla loro condizione di vita e dagli errori del passato, a prescindere dalle capacità o incapacità, decidono di seguire la strada dell’Amore.
Per praticare l’amore, infatti, è necessario essere semplici, perché solo la semplicità apre la strada allo stupore. Come i bambini che, nella loro semplicità, si stupiscono dinnanzi a tutto e sono in grado di accogliere tutto come una conquista. Gesù lo dice più volte: “se non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli” (Mt 18,3).
Lo conferma San Paolo: “quello che è stolto per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i sapienti; quello che è debole per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i forti; quello che è ignobile e disprezzato per il mondo, quello che è nulla, Dio lo ha scelto per ridurre al nulla le cose che sono, perché nessuno possa vantarsi di fronte a Dio”.
Siamo chiamati, quindi, a capovolgere la prospettiva: non sono le nostre capacità o incapacità che ci consentono o non ci consentono di incontrare Dio, ma la povertà del nostro cuore, l’umiltà del nostro pensiero, la semplicità del nostro vivere!
Quante volte ci lasciamo prendere dalla smania delle parole anche nella preghiera, convinti che più parole pronunciamo e più essa è gradita a Dio!
Invece, se Dio si manifesta nel buio, dobbiamo accettare il buio ed imparare ad abitarlo!
Se Dio si manifesta nel silenzio, dobbiamo imparare a tacere!
Se Dio si manifesta nell’aridità, dobbiamo avere il coraggio di sperimentarla!
Se Dio si manifesta nella povertà, dobbiamo rinunciare a tutti gli orpelli!
Quanto più siamo umili di cuore e poveri di strutture mentali, tanto più Lo vedremo nelle nostre povertà!
Quanto più siamo umili di cuore e poveri di strutture mentali, tanto più Lo vedremo nelle povertà del mondo!
Ecco, allora, che le beatitudini donateci da Gesù non sono un codice etico, ma una mappa che conduce al tesoro che è Dio. Sono la mappa del vero e unico Tesoro della vita!
Esse ci invitano a far cadere i fronzoli che abbiamo utilizzato per troppo tempo e, un po’ alla volta, ci conducono all’Essenziale, nel luogo in cui l’Essenziale ha scelto di manifestarsi agli uomini.
Seguendo questa mappa, saremo beati, ossia partecipi del Regno di Dio, perché avremo dimora lì dove Egli è.
di Mattia Arleo
ESERCIZIO PER L’ANIMA
In questa settimana cerco di fare più silenzio su Dio, anche nella preghiera. In questo silenzio provo a contemplare la Sua presenza.
PREGHIERA
Il Signore rimane fedele per sempre
rende giustizia agli oppressi,
dà il pane agli affamati.
Il Signore libera i prigionieri.
Il Signore ridona la vista ai ciechi,
il Signore rialza chi è caduto,
il Signore ama i giusti,
il Signore protegge i forestieri.
Egli sostiene l’orfano e la vedova,
ma sconvolge le vie dei malvagi.
Il Signore regna per sempre,
il tuo Dio, o Sion, di generazione in generazione.
Salmo 145