LEGGO IL TESTO
Dal Vangelo secondo Matteo 2,1-12
Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele”».
Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo».
Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.
Liturgia della Parola: https://www.lachiesa.it/calendario/20260106.html
MI LASCIO ACCOMPAGNARE NELLA MEDITAZIONE
L’itinerario degli eventi della storia di Gesù che la Chiesa ci fa ripercorrere ogni anno, con appuntamenti fissi e costanti, non rappresenta una mera ripetitività ma una circolarità che, con la spinta di una forza centripeta, vuole condurci, anno dopo anno, verso un centro o, meglio, verso il centro.
Con il Natale abbiamo celebrato la venuta di Dio nella storia dell’umanità, di un Dio che vuole rivelarsi nelle notti dell’anima, di un Dio che vuole rendersi presente all’uomo un poco alla volta e in situazioni in cui la ragione umana non si aspetterebbe di trovarlo.
La venuta di questo Dio è un evento in formazione progressiva: Egli è venuto, viene e verrà. Ecco perché non possiamo mai abbandonare quell’atteggiamento di inquietudine e ricerca che deve caratterizzare ogni battezzato. Non basta tuttavia cercarlo e farsi trovare da Lui. L’incontro con Lui, infatti, deve trasformare la vita. È proprio la manifestazione di una vita rinnovata in Cristo che celebriamo con l’Epifania.
“Àlzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce”.
Se davvero crediamo che in Gesù il nostro Dio si è fatto uomo, allora la nostra storia deve cambiare. E il cambiamento deve essere radicale!
Scriveva Carlo Carretto: “Con l’incarnazione l’umanità è divenuta ‘ l’ambiente divino’ e l’uomo è divenuto familiare di Dio, consanguineo del Cristo”.
L’invito perentorio di Isaia, allora, diventa un monito attuale: dobbiamo alzarci, rivestirci di luce, perché è venuta e continua a venire quella luce che ci consente di non scegliere più le tenebre.
Se Cristo è la nostra luce, allora l’imitazione della sua vita deve diventare, per ogni battezzato, la norma, la regola.
In Lui diventiamo creature nuove e possiamo iniziare una vita nuova. “Che importa il tuo passato, il tuo peccato? Ora cammina nella novità che hai trovato e non peccare più…” (C. Carretto).
Il Figlio di Dio, dunque, viene manifestato al mondo e nel mondo perché, come luce invincibile, assorba in sé tutte le tenebre per consentire all’umanità di ri-cominciare.
La Sua Epifania è anche l’Epifania di una umanità nuova, rinnovata, redenta.
Allora, alziamoci, uomini nuovi, e camminiamo nella luce del Signore!
“Esso non è stato manifestato agli uomini delle precedenti generazioni come ora è stato rivelato ai suoi santi apostoli e profeti per mezzo dello Spirito: che le genti sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo e ad essere partecipi della stessa promessa per mezzo del Vangelo.”.
Il Dio che Gesù Cristo viene a rivelarci non si presenta come un Dio solitario. È, invece, un Dio che vuole entrare in relazione, che vuole comunicarsi; anzi, Dio è comunicazione.
Lo Spirito cui fa riferimento San Paolo ci rivela questa essenza di Dio, un Dio Trinità, un Dio che non è solo e che vuole sempre manifestarsi alla Sua creatura.
È lo Spirito che consentirà all’uomo, sulle strade del mondo, di entrare in relazione con Dio, di comunicare con Lui; lo Spirito, continuamente, gli rivelerà la vita intima di questo Dio-Amore.
Tale amore deve albergare nel cuore del cristiano, deve caratterizzarne l’agire, deve animare tutti gli amori. È l’amore che ci “distingue” come discepoli di Cristo e che ci consente di condividere il Suo stesso corpo.
Tale amore si chiama “carità” ed è ben di più del semplice amore umano.
“Gesù non ha amato come creatura umana, ha amato come ama Dio. C’è una bella differenza! Il modo con cui Gesù ha amato è la vita trinitaria in Lui. L’amore Trinità, questo è il tipo di amore proposto all’uomo, ma impossibile a viversi senza la Trinità in noi. È per questo che il cristiano è abitato. È abitato dalla Trinità” (C. Carretto).
Condividere la stessa eredità di Cristo, formare lo stesso corpo ed essere partecipi della stessa promessa per mezzo del Vangelo significa, dunque, amare di questo amore-Trinità, come Cristo ha amato noi.
Allora, continuando a contemplare il mistero di Dio, guidati dal Suo Spirito, sentiamoci abitati dalla Trinità e amiamoci come Gesù ci ha amati!
“Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese”.
Davanti alla proposta radicale che Gesù, con la Sua Epifania, consegna a noi uomini, le alternative sono due: tornare sulla stessa strada già percorsa e continuare la vita di prima, oppure fare ritorno nella nostra vita per “un’altra strada”, quella che ci consente di viverla pienamente, nella Luce e nell’Amore.
I Magi, dopo aver contemplato il mistero di Dio fatto carne in un corpicino fragile e indifeso, sicuramente non avranno avuto tutte le risposte che cercavano. Forse cercavano anche loro, come tanti (e come noi), potenza, gloria, luce sfolgorante, trionfo, soluzione ai problemi della vita. Invece, trovano la debolezza, la piccolezza, l’anonimato, la povertà. Eppure, si abbandonano al mistero e tornano sì alla loro vita, ma per “un’altra strada” che non è più quella della forza, del dominio, della possessività, del sopruso, del potere spietato (tutte caratteristiche incarnate dalla figura di Erode), ma quella della fiducia e, quindi, della fede.
Anche a noi, allora, davanti al mistero insondabile di un Dio che decide di manifestarsi in un modo inaspettato e incomprensibile, è richiesto di compiere la nostra scelta, di scegliere la strada da percorrere, con la consapevolezza che “Betlemme, Nazaret, il Calvario sono la dimostrazione del silenzio di Dio, della povertà di Dio, vere strade che Lui percorre per venire a noi e farsi conoscere. E sono tenebra! Oh, non tenebra per Lui e in sé, perché nulla è più luminoso dell’annientamento di Gesù a Betlemme, della realtà dell’incarnazione in Nazaret, dell’infinito amore che sprigiona dal Calvario. Quella è luce, e che luce! Ma è tenebra per noi che vogliamo il chiasso sul nostro nome, mentre Dio è silenzio. Tenebra per noi che vogliamo la potenza, mentre Dio è mitezza! Tenebra per noi che vogliamo godere, sempre godere, mentre Dio è servizio e amore gratuito e sovente doloroso” (C. Carretto).
di Mattia Arleo
ESERCIZIO PER L’ANIMA
Dopo aver contemplato il mistero di un Dio che si fa uomo in un bambino fragile e indifeso, siamo disposti anche noi, come i Magi, a fare ritorno alle nostre vite per “un’altra strada” che è quella di una conversione radicale che in Gesù ci viene manifestata?
PREGHIERA
O Dio, affida al re il tuo diritto,
al figlio di re la tua giustizia;
egli giudichi il tuo popolo secondo giustizia
e i tuoi poveri secondo il diritto.
Nei suoi giorni fiorisca il giusto
e abbondi la pace,
finché non si spenga la luna.
E dòmini da mare a mare,
dal fiume sino ai confini della terra.
I re di Tarsis e delle isole portino tributi,
i re di Saba e di Seba offrano doni.
Tutti i re si prostrino a lui,
lo servano tutte le genti.
Perché egli libererà il misero che invoca
e il povero che non trova aiuto.
Abbia pietà del debole e del misero
e salvi la vita dei miseri.
Salmo 71