LEGGO IL TESTO
Dal Vangelo secondo Matteo 3,1-12
In quei giorni, venne Giovanni il Battista e predicava nel deserto della Giudea dicendo: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!». Egli infatti è colui del quale aveva parlato il profeta Isaìa quando disse: «Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!».
E lui, Giovanni, portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano cavallette e miele selvatico. Allora Gerusalemme, tutta la Giudea e tutta la zona lungo il Giordano accorrevano a lui e si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.
Vedendo molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: «Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all’ira imminente? Fate dunque un frutto degno della conversione, e non crediate di poter dire dentro di voi: “Abbiamo Abramo per padre!”. Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo. Già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Io vi battezzo nell’acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più forte di me e io non sono degno di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala e pulirà la sua aia e raccoglierà il suo frumento nel granaio, ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».
Liturgia della Parola: https://www.lachiesa.it/calendario/20251207.html
MI LASCIO ACCOMPAGNARE NELLA MEDITAZIONE
“Vieni Signore, re di giustizia e di pace”
Da dove deve venire questo liberatore dei miseri e dei poveri, questo salvatore dei peccatori, il cui nome germoglia davanti al sole e sarà detto beato da tutte le genti?
Da dove attendiamo che giunga questo germoglio del tronco di Iesse, su cui si posa lo spirito del Signore e che renderà giustizia agli oppressi, unirà gli opposti e pacificherà le situazioni più divise e bellicose?
Da dove lo attendiamo? Dove stiamo puntando lo sguardo per contemplare la sua venuta?
C’è un rischio molto serio che, soprattutto come cristiani, concretizziamo quando riteniamo che Dio, nel Cristo Suo figlio, debba essere atteso come ospite non ancora giunto alla soglia della nostra esistenza.
Quando attendiamo un ospite che non è ancora arrivato, infatti, ci costruiamo le immagini più disparate di lui, molte delle quali, poi, non troveranno conferma quando lo incontreremo faccia a faccia.
Quando pensiamo che Cristo debba ancora venire a noi, ragioniamo allo stesso modo. E questo ci induce a lasciarci distrarre da immagini e sensazioni che non sono sufficienti a dirci chi egli sia davvero per noi.
Lo attendiamo contemplando la bellezza dei presepi che abbiamo allestito, i riti che caratterizzano il tempo che conduce al Natale, il folclore dell’aria natalizia generato dalle luci che ornano le strade delle nostre città, i mercatini che, come ogni anno, affollano le piazze, le musiche e i canti che accompagnano questo tempo, nonché i cibi succulenti che non mancano mai sulla nostra tavola opulenta.
Lo attendiamo, quindi, puntando lo sguardo al di fuori di noi e, di certo, così facendo, ne complichiamo di gran lunga l’essenza, attribuendogli immagini che non gli appartengono affatto.
La prima immagine distorta che abbiamo di Lui è quella di un ospite che non è ancora arrivato.
Come affermava Carlo Carretto, invece, “Dio è da molto tempo che si è messo in cammino per venire a me, quando non ero nato. E con me non erano nati né il sole né la luna né la terra né la mia storia né i miei problemi. […] Lui è già venuto da sempre e viene sempre”.
La nostra attesa, allora, non deve essere uno sguardo puntato al di fuori di noi, ma in noi stessi, in quella stanza più segreta del nostro cuore – forse quella più in “disordine” – dove Cristo è già nato, è già presente.
La nostra attesa, in sostanza, deve essere attesa di occhi nuovi per contemplare Gesù che ha già visitato la nostra esistenza.
Come faranno i pastori, anche noi, una volta ricevuta la “buona notizia” che “è nato per noi il Salvatore”, dobbiamo solo metterci in cammino per cercarlo, trovarlo e contemplarlo nella parte più intima del nostro cuore dove è “stato adagiato per noi in una mangiatoia”.
Certo, per fare questo abbiamo bisogno, allora, di uno sguardo “purificato”, di “occhi nuovi”.
Come sarà stato per Maria, Giuseppe, per i pastori e per i primi accorsi presso la mangiatoia dove era stato adagiato il Figlio di Dio, anche per noi è difficile, con gli occhi di ora, intravedere Dio nel Cristo suo Figlio già adagiato nel nostro cuore.
Com’è possibile che sia già presente in me? Come è possibile che sia già venuto per me? Come trovarlo? Come posso ottenere questi “occhi nuovi” per contemplarlo?
Giovanni il Battista, protagonista della pagina del Vangelo che la Chiesa ci propone in questa domenica, ci aiuta a rispondere a tale interrogativo.
Egli, nell’attesa del Messia, va a predicare nel deserto, “vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi”.
Perché Giovanni fa questo? Perché non prepara, invece, un lussuoso banchetto? Perché non abbellisce con narcisistica frenesia la sua dimora? Perché invita – con parole durissime – chi lo ascolta a convertirsi, invece di spronare ad ornare strade e piazze e a darsi a canti e cibi succulenti?
Il Battista ha compreso che per accogliere il Dio della fede, ossia il Dio dell’incontro “faccia a faccia”, è necessario disporsi a tale incontro nella libertà.
Liberatosi di tutti gli orpelli, allontanatosi dal chiasso delle complesse strutture mentali e degli articolati ragionamenti, abbracciato il silenzio del deserto che si addice alla libertà, il Battista sarà in grado di vedere in quel Gesù “l’agnello di Dio”. E sarà in grado di indicarlo ad altri.
Per cercare Cristo, già presente nel nostro cuore, è necessario, allora, recuperare uno sguardo semplice e, per fare questo, è necessario disturbare la nostra comodità.
Scrive ancora Carlo Carretto: “Io mi sento di sfidare qualsiasi uomo che dica: ‹Io cerco Dio e non lo trovo!›. Prova – gli direi – a fare ogni giorno tutte le tue cose nella verità, liberati dal demone dell’orgoglio e dallo spessore soffocante dell’egoismo, sradica ogni razzismo che è in te, accogli ogni uomo come un fratello, e….vedrai….lo vedrai!”.
Per questo San Paolo, nella Lettera ai Romani scrive: “il Dio della perseveranza e della consolazione vi conceda di avere gli uni verso gli altri gli stessi sentimenti, sull’esempio di Cristo Gesù, perché con un solo animo e una voce sola rendiate gloria a Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo”.
Sull’esempio di Giovanni il Battista, allora, purifichiamo i nostri occhi da tutto ciò che non ci consente di vedere Dio che è già in noi e cerchiamo di operare nella verità, di liberarci dall’orgoglio e dall’egoismo per avere, gli uni verso gli altri, gli stessi sentimenti, sull’esempio di Cristo.
“Perché vivendo l’Amore, facendo la Verità, rispettando la Vita, tu vivi, fai, rispetti Dio che è già in te. Perché non è che Dio verrà in te ora che sei diventato “buono”. Lui c’era già, Lui è già venuto da sempre e viene sempre. Ma sei tu ora che lo puoi vedere perché hai purificato il tuo occhio, hai addolcito il tuo cuore, sei disceso dalla tua altezza. Ricordalo: Lui c’era già! Lui c’era già! Lui c’era già! L’unica difficoltà era che non lo vedevi” (Carlo Carretto).
Che l’Avvento sia, allora, attesa di uno sguardo semplice per contemplare il Cristo che è già venuto e che sempre continua a venire nel nostro cuore.
di Mattia Arleo
ESERCIZIO PER L’ANIMA
Quali sono gli ostacoli che non mi consentono di contemplare Cristo che è già nato nell’intimo del mio cuore?
Sono disposto/a a fare a meno di tali orpelli per assaporare la Sua presenza e per convertire il mio modo di vivere?
PREGHIERA
O Dio, affida al re il tuo diritto,
al figlio di re la tua giustizia;
egli giudichi il tuo popolo secondo giustizia
e i tuoi poveri secondo il diritto.
Nei suoi giorni fiorisca il giusto
e abbondi la pace,
finché non si spenga la luna.
E dòmini da mare a mare,
dal fiume sino ai confini della terra.
Perché egli libererà il misero che invoca
e il povero che non trova aiuto.
Abbia pietà del debole e del misero
e salvi la vita dei miseri.
Il suo nome duri in eterno,
davanti al sole germogli il suo nome.
In lui siano benedette tutte le stirpi della terra
e tutte le genti lo dicano beato.
Salmo 71