LEGGO IL TESTO
Dal Vangelo secondo Luca 16,19-31
In quel tempo, Gesù disse ai farisei:
«C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe.
Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”.
Ma Abramo rispose: “Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”.
E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”».
Liturgia della Parola: https://www.lachiesa.it/calendario/20250928.html
MI LASCIO ACCOMPAGNARE NELLA MEDITAZIONE
“L’unico pericolo che sento veramente è quello di non riuscire più a sentire niente: il profumo dei fiori, l’odore della città, il suono dei motorini, il sapore della pizza, le lacrime di una mamma, le idee di uno studente, gli incroci possibili in una piazza…di stare con le antenne alzate verso il cielo […]” (Jovanotti, Fango).
Le note parole di questo cantautore italiano rappresentano plasticamente il modo in cui siamo immersi nell’epoca che stiamo vivendo e, soprattutto, il grande rischio che ne deriva: non riuscire più a sentire niente!
Stiamo attraversando un tempo difficile: i venti di guerra tornano a farsi sentire; il distorto esercizio del potere propaga la morte anziché garantire la vita; autoritarismi ed estremismi tornano a proliferare a macchia di leopardo; la sofferenza e la povertà hanno raggiunto le soglie dei portoni delle nostre case; la natura si ribella contro i nostri eccessi; i malesseri interiori dilagano.
Eppure, continuiamo a trascorrere le nostre giornate cullandoci sulle nostre poche certezze: il lavoro che spesso ci assorbe; quel poco denaro che riusciamo a mettere da parte; le feste – anche religiose – che ci inebriano e sembrano anestetizzarci.
Non riusciamo a sentire più niente! E, ancor peggio, non riuscendo a sentire più niente, restiamo immobili, insensibili, indifferenti!
È da tale anestetizzazione, da tale immobilismo, da tale indifferenza che la Parola di questa domenica, con fare duro e con immagini forti, vuole metterci in guardia.
Le letture proposte dalla liturgia della Parola sono quanto mai attuali e sembrano descrivere, purtroppo, lo stato in cui continua a versare la nostra umanità.
“Guai agli spensierati di Sion e a quelli che si considerano sicuri sulla montagna di Samaria!”.
Un’espressione dura e minacciosa apre il passo tratto dal Libro del profeta Amos. Potrebbe sembrare un avvertimento o una sorta di premonizione, soprattutto se legata alle ultime parole del brano biblico: “Perciò ora andranno in esilio in testa ai deportati e cesserà l’orgia dei dissoluti”.
Avete vissuto spensierati e sicuri? Eccovi l’esilio!
Vi siete cullati sui vostri letti d’avorio e sui vostri divani, mangiando cibi succulenti? Eccovi il tempo del lavoro forzato e della carestia!
Avete cantato e ballato e vi siete dati a momenti di festa, bevendo vino da larghe coppe e curando in maniera spasmodica la vostra esteriorità? Eccovi la decadenza e la rovina!
Il profeta – che dovrebbe assicurare la eterna misericordia di Dio – ne offre, al contrario, una immagine minacciosa, violenta, vendicativa.
È mai possibile che il nostro Dio, definito più volte buono e misericordioso, abbia tale natura?
Del resto, anche nel Salmo responsoriale si legge che: “Il Signore rimane fedele per sempre rende giustizia agli oppressi, dà il pane agli affamati. Il Signore libera i prigionieri”.
Come può un Dio per sempre fedele comminare la sanzione dell’oppressione, Lui che ha promesso, al contrario, di liberare gli oppressi?
Anche il Vangelo di Luca sembra porsi nello stesso solco, con la forte parabola di Lazzaro e del ricco epulone. Gesù, infatti, sembra confermare quella inclinazione vendicativa di Dio.
In verità, così non è! La Parola di questa domenica non vuole presentarci affatto un dio-padrone ma un Dio-Padre!
Come farebbe un padre col proprio figlio, anche il Signore ci invita a tornare a sentire di più la realtà in cui viviamo e a lasciare che essa coinvolga il nostro cuore, tutta la nostra esistenza e, soprattutto, il nostro essere cristiani autentici.
Lo spazio e il tempo che stiamo vivendo ci chiedono una testimonianza forte e noi, in quanto battezzati, siamo chiamati ad offrirla invece che rimanercene comodi sui nostri divani, limitandoci a pratiche religiose che, seppur necessarie, non sono sufficienti!
Come afferma San Paolo, la fede non è comodità, bensì “combattimento”. E in un’epoca caratterizzata da ingiustizie, empietà, egoismi, frenesia e ferocia, come cristiani dobbiamo invece tendere “alla giustizia, alla pietà, alla fede, alla carità, alla pazienza, alla mitezza”. Dobbiamo, cioè, abbracciare il tempo che stiamo attraversando, le sue contraddizioni e i suoi dolori, per curarne le ferite come avrebbe fatto Gesù.
Chiediamo allora al Signore che ci aiuti a colmare quel “grande abisso” che spesso separa il nostro vivere dal vissuto del mondo, la nostra vita da quella dei tanti “Lazzaro”, vicini e lontani, che costantemente ci interpellano. Chiediamogli che ci dia la capacità di tornare a “sentire tutto”, “il profumo dei fiori, l’odore della città, il suono dei motorini, il sapore della pizza, le lacrime di una mamma, le idee di uno studente, gli incroci possibili in una piazza”. Chiediamogli di essere cristiani autentici, “con le antenne alzate verso il cielo” e con le mani e i piedi immersi nel mondo!
di Mattia Arleo
ESERCIZIO PER L’ANIMA
Siamo disposti a lasciare, anche solo per un attimo, la comodità del nostro quotidiano per prenderci davvero cura del mondo e per testimoniare ad esso il senso profondo del nostro battesimo e, quindi, del nostro essere cristiani?
PREGHIERA
Il Signore rimane fedele per sempre
rende giustizia agli oppressi,
dà il pane agli affamati.
Il Signore libera i prigionieri.
Il Signore ridona la vista ai ciechi,
il Signore rialza chi è caduto,
il Signore ama i giusti,
il Signore protegge i forestieri.
Egli sostiene l’orfano e la vedova,
ma sconvolge le vie dei malvagi.
Il Signore regna per sempre,
il tuo Dio, o Sion, di generazione in generazione.
Salmo 145