LEGGO IL TESTO
Dal Vangelo secondo Matteo 5,1-12
In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».
Liturgia della Parola: https://www.lachiesa.it/calendario/20251101.html
MI LASCIO ACCOMPAGNARE NELLA MEDITAZIONE
Chi è il Santo?
È questo l’interrogativo che possiamo porci in occasione della Solennità proposta dalla Chiesa per ricordarli tutti.
Probabilmente, la risposta immediata è quella dettata da un luogo comune: il Santo è colui che si è contraddistinto per le sue virtù eroiche e che, in ragione di ciò, merita la venerazione di noi fedeli.
Si tratta, tuttavia, di una interpretazione distorta, dettata da una tensione al perfezionismo, e dai nostri rigidi schemi mentali.
Il Santo è, in primo luogo, colui che cammina!
La storia di ogni Santo è costellata di difficoltà, fragilità, inadeguatezze, peccati.
La capacità dei Santi – ciò che li ha resi davvero tali – è stata quella di considerare il buio non come una situazione in cui fermarsi e rimanere imprigionati, ma come un punto di partenza per progredire.
Nel passo tratto da Libro dell’Apocalisse, ne viene data una definizione simile: «Uno degli anziani allora si rivolse a me e disse: “Questi, che sono vestiti di bianco, chi sono e da dove vengono?”. Gli risposi: “Signore mio, tu lo sai”. E lui: “Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione e che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide nel sangue dell’Agnello”».
L’anziano non si limita a chiedere “Chi sono?”, ma aggiunge un’altra domanda: “Da dove vengono?”, volendo indicare che quegli uomini vestiti di bianco sono arrivati lì non perché nati perfetti, ma perché hanno camminato e hanno fatto della loro vita imperfetta una pagina di Vangelo.
I Santi sono coloro che hanno sperimentato la tribolazione ma non ne sono rimasti imprigionati. Hanno trasformato, invece, quella situazione di peccato in motivo di crescita.
La prima caratteristica del Santo, allora, è il coraggio di non fermarsi. Del resto, nella Bibbia, gli uomini santi sono quasi tutti “pellegrini”. Il pellegrino è colui che raggiungerà certamente la meta, ma solo se non si lascerà bloccare dalla paura di incedere nel cammino e solo dopo aver trasformato ogni passo in atto di amore.
A tal proposito, è interessante constatare che una delle possibili derivazioni etimologiche del termine “peccato” è quella latina: “pes-captum”, ossia “piede bloccato”. Il Santo è, quindi, colui che non si lascia bloccare il piede da nulla, consapevole che i tempi aridi preannunciano quelli fecondi e che i fallimenti possono già custodire in sé i germi di impreviste ed imprevedibili fioriture.
Il Santo è, poi, colui che spera!
La Speranza può essere intesa come la capacità di intravedere germi di bene in tutte le situazioni che si è chiamati a vivere, anche in quelle peggiori.
Il Santo non è colui che inquina il mondo con un costante pensiero di male e di pessimismo; non è colui che intravede dappertutto un errore. È, invece, colui che in quel male riesce a cogliere i segni di un bene che può venire.
Del resto, è proprio quello che il Signore fa con ognuno di noi: ci invita a vivere una relazione profonda con Lui nonostante il male che continuamente pratichiamo. Lo fa perché dà più importanza al germe di bene che custodiamo piuttosto che alle incrostazioni di male sotto cui esso si cela.
È questo l’atteggiamento che ci consente di contemplare il volto del Signore in chi mi sta accanto, soprattutto in quelli che la società considera reietti, i più lontani dalla redenzione secondo la logica del mondo, come pure in tutte le cose e le situazioni che il quotidiano dona.
Il Santo, dunque, è “come” Dio perché “come” Dio sa cogliere i germi di bene sparsi in situazioni perverse, corrotte, immorali.
E San Paolo scrive: «Chiunque ha questa speranza in lui, purifica sé stesso, come egli è puro». Sì, perché purifica i suoi occhi dal male per cercare un fondo di bene e coltivarlo perché venga alla luce!
Il Santo è, infine, uno “squilibrato”, nel senso di “sbilanciato”.
Dunque, non colui che cerca nella fede una stabilità e una quiete. Solo un corpo morto è “stabile”!
Il Santo è, invece, colui che rischia. Che decide, cioè, di continuare a camminare nonostante ogni passo possa trasformarsi in una caduta e in una incomprensione. È colui che continua a perseverare nel bene nonostante il mondo gli prospetti strade più comode.
Quanto è difficile, oggi, in un modo complesso come il nostro, essere poveri in spirito, miti, giusti, misericordiosi, puri di cuore, operatori di pace? Si rischia l’incomprensione, l’intolleranza, il giudizio umano! Si rischia, cioè, di essere definiti “squilibrati”!
Eppure, la traccia che Gesù dà per essere Santi è quella dello “squilibrio”, dello “sbilanciamento”, del coraggio di perseverare nel bene nonostante le possibili incomprensioni; nonostante tutti i nonostante; nonostante persino l’offerta della vita.
Se siamo in cammino e ci sentiamo disposti a convertire il nostro sguardo su noi stessi e sul mondo in sguardo di bene e abbiamo il coraggio di apparire al mondo come “squilibrati” per aver scelto la strada, sicuramente difficile, proposta dal nostro Maestro, allora la Solennità di oggi è anche la nostra perché, in fondo, possiamo essere tutti Santi.
di Mattia Arleo
ESERCIZIO PER L’ANIMA
Vi sono situazioni che, nel mio quotidiano, tengono il mio “piede bloccato” e non mi consentono di andare oltre le mie fragilità e i miei fallimenti?
Sono disposto a convertire il mio sguardo su me stesso/a e sul mondo in sguardo di bene e di amore?
Sono disposto ad abbracciare la strada proposta da Gesù col rischio di apparire agli occhi del mondo uno “squilibrato”?
PREGHIERA
Del Signore è la terra e quanto contiene:
il mondo, con i suoi abitanti.
È lui che l’ha fondato sui mari
e sui fiumi l’ha stabilito.
Chi potrà salire il monte del Signore?
Chi potrà stare nel suo luogo santo?
Chi ha mani innocenti e cuore puro,
chi non si rivolge agli idoli.
Egli otterrà benedizione dal Signore,
giustizia da Dio sua salvezza.
Ecco la generazione che lo cerca,
che cerca il tuo volto, Dio di Giacobbe.
Salmo 23