LEGGO IL TESTO
Dal Vangelo secondo Giovanni 2,13-22
Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme.
Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete.
Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!».
I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà».
Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo.
Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.
Liturgia della Parola: https://www.lachiesa.it/calendario/20251109.html
MI LASCIO ACCOMPAGNARE NELLA MEDITAZIONE
La liturgia della Parola di questa domenica, in cui la Chiesa ci propone la Festa della dedicazione della Basilica Lateranense, offre due immagini che ci consentono di comprendere quanto sia importante, oggi, conoscere quale sia il primo “santuario” in cui rendere culto al Dio di Gesù Cristo.
La prima immagine: il tempio
Il passo tratto dal Libro del profeta Ezechiele, quello tratto dalla prima lettera di San Paolo ai Corinzi e il passo del Vangelo di Giovanni richiamano l’immagine del tempio, in tre accezioni diverse ma interferenti tra loro.
Qual è il tempio del nostro Dio?
Non dobbiamo commettere l’errore di pensare che per “tempio” si intenda solo la costruzione architettonica nella quale vengono compiute le pratiche religiose. Del resto, è l’errore in cui incappano i Giudei quando sentono parlare Gesù.
È un errore che incide molto sul nostro modo di vivere la fede.
Invero, se riteniamo che il “tempio” di Dio sia solo la “chiesa” intesa come struttura architettonica, nella quale ci rechiamo per le nostre pratiche religiose, potremmo essere indotti a pensare che il culto per il nostro Dio si risolva tutto entro quel perimetro fisico e che, lasciato quel luogo, la nostra vita possa tornare ad essere quella di prima.
Inoltre, potremmo essere indotti a pensare che Dio lo si possa trovare solo nelle chiese.
Gesù, tuttavia, ci dice: “Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere”, riferendosi al tempio del suo corpo ed indicandoci, Lui per primo, che, prima di cercare Dio al di fuori di noi, dobbiamo cercarlo in noi.
San Paolo, ad ulteriore conferma, aggiunge: “Voi siete edificio di Dio”.
Ecco, allora, il “Tempio” nel quale, primariamente, dobbiamo rendere culto al nostro Dio: la nostra interiorità, il nostro cuore!
Sempre San Paolo scrive: “Ma ciascuno stia attento a come costruisce. Infatti nessuno può porre un fondamento diverso da quello che già vi si trova, che è Gesù Cristo”.
Il tempio del nostro cuore non è, quindi, un luogo in cui adorare noi stessi o divinità da noi create, ma in cui vivere la relazione profonda con il Dio di Gesù Cristo. Solo se “radicati” in Lui, saremo una struttura stabile e duratura!
La seconda immagine: l’acqua
Nella visione del profeta Ezechiele vi è la preponderante presenza di acqua che esce da sotto la soglia del tempio verso oriente.
Essa è segno di purificazione, di ripulitura da tutto ciò che inquina, guasta, rende torbida la nostra esistenza. È un’acqua che scorre verso oriente perché vuole ricondurre all’atto generativo, al momento originario, e, dunque, alla radice di tutto.
Gesù, nel Vangelo, incarna quest’acqua che ripulisce da ciò che non ci consente di intravedere il Fondamento di tutto e di dirigere il nostro cuore verso di Lui.
I mercanti del tempio incarnano le stratificazioni ed incrostazioni sotto cui abbiamo ben celato la nostra vera identità: quella, cioè, di essere creature fatte ad immagine di Dio.
Incarnano quelle pietre “morte” che vengono poste su un fondamento diverso da Cristo.
Personificano il nostro malsano desiderio di destinare il tempio del nostro cuore al culto di noi stessi o al culto di altre “divinità” più che al Dio di Gesù Cristo.
Gesù, come un torrente in piena, spazza via tali incrostazioni, abitudini e convinzioni e ci riconduce ad oriente, all’origine di tutto, al primo incontro e alla identità profonda e vera che abbiamo ricevuto col battesimo. Ci consente, così, di purificare la “casa del Padre suo” – che è la nostra interiorità –, da tutte le finzioni, le apparenze, i fronzoli che la rendono più casa del nostro io che dimora di Dio.
Eugenio Montale scriveva questa meravigliosa poesia:
«L’acqua è la forza che ti tempra,
nell’acqua ti ritrovi e ti rinnovi:
noi ti pensiamo come un’alga, un ciottolo,
come un’equorea creatura
che la salsedine non intacca
ma torna al lito più pura».
Lasciamoci inondare da quest’Acqua che è Cristo per essere purificati da tutto ciò che ostacola il nostro cammino verso una vera relazione con Lui per una piena conformazione a Lui!
Lasciamoci investire da questo torrente in piena che ci consentirà di tornare al lido più puri!
Non distruggiamo il tempio di Dio in noi, perché distruggeremmo noi stessi!
Torniamo ad essere consapevoli che il nostro Creatore ci ha donato un tempio nel quale desidera che davvero gli rendiamo culto: il nostro cuore puro!
di Mattia Arleo
ESERCIZIO PER L’ANIMA
In questa settimana, mi lascio “scuotere” da un passo del Vangelo e cerco di individuare alcune incrostazioni da cui desidero essere purificato/a per essere davvero tempio di Dio.
PREGHIERA
Dio è per noi rifugio e fortezza,
aiuto infallibile si è mostrato nelle angosce.
Perciò non temiamo se trema la terra,
se vacillano i monti nel fondo del mare.
Un fiume e i suoi canali rallegrano la città di Dio,
la più santa delle dimore dell’Altissimo.
Dio è in mezzo a essa: non potrà vacillare.
Dio la soccorre allo spuntare dell’alba.
Il Signore degli eserciti è con noi,
nostro baluardo è il Dio di Giacobbe.
Venite, vedete le opere del Signore,
egli ha fatto cose tremende sulla terra.
Salmo 45