LEGGO IL TESTO
Dal Vangelo secondo Luca 12, 49-53
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!
Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».
Liturgia della Parola: https://www.lachiesa.it/calendario/20250810.html
MI LASCIO ACCOMPAGNARE NELLA MEDITAZIONE
Quanto è “scomodante” la parola profetica!
Lo è perché finalisticamente orientata a “distinguere”, “definire”, “delimitare”. In sostanza, a cancellare “zone grigie” per “fare chiarezza”.
In questo senso, essa porta “divisione”, perché squarcia il velo dell’ambiguità, supera l’indeterminatezza e riconduce l’attenzione e lo sguardo verso il punto essenziale, fondamento di tutto.
“Distinguere”, “definire”, “delimitare” sono operazioni che ci scomodano, perché mettono in crisi le nostre strutture mentali, le nostre abitudini di pensiero e di vita.
L’ambiguità e l’indeterminatezza, invece, fanno comodo, perché non costringono a porsi l’interrogativo su chi si è realmente. È facile vivere in un contesto in cui si può essere tutto! Tuttavia, a furia di essere tutto si finisce con l’essere niente!
Molte volte, delle nostre strutture mentali facciamo delle vere e proprie gabbie. Ci rendiamo anche conto di essere imprigionati, oppressi, schiavi dell’omologazione, ma non vogliamo rischiare l’ascolto di una parola scomodante che, però, certamente ci libererebbe da tali schiavitù.
Dimentichiamo anche di praticare la nobile e necessaria arte del sognare. La gabbia diviene, infatti, il limite della nostra vista e del nostro operare; si spegne la speranza di generare qualcosa di nuovo e di bello, perché il nuovo e il bello nascono solo dalla riscoperta della vera essenza della propria vita. Si smette dunque di sognare e la speranza si tramuta in disperazione!
Il passo tratto dal Libro del profeta Geremia ci dice che possiamo anche tentare di tumulare questa parola “scomoda” in una cisterna, silenziarla nelle profondità della nostra interiorità; imprigionarla nel fango. Essa, tuttavia, riemergerà per farsi sentire e per spronare a cambiare rotta, affinché si possa imboccare quella giusta.
È ad un popolo senza sogni e senza speranza, schiavo dell’omologazione e dell’ambiguità, che viene mandata la parola profetica. Una parola che “divide” ciò che è vitale da ciò che è mortifero e “squarcia” il velo che è di ostacolo alla Luce vera, la sola che può consentire di fare chiarezza nel cuore.
E Gesù, nella pagina del Vangelo di Giovanni, lo afferma con nettezza: “Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione”.
La Parola del nostro Maestro è quella di cui abbiamo bisogno per “dividere” ciò che è buono da ciò che non lo è. È della sua Parola che necessitiamo per “definire” i confini della nostra umanità. In sostanza, è alla sua Parola che dobbiamo tendere l’orecchio per “definirci”!
È Lui che ci libera dalla schiavitù dell’ambiguità e dell’indeterminatezza per rendere la nostra umanità davvero integra!
Certo, questo comporta una lotta con noi stessi, con le nostre abitudini e le nostre strutture mentali. Tuttavia, Egli non ci fa mancare il sostegno se scegliamo di ascoltarlo per conformarci a Lui!
San Paolo – che non parla di lotta, ma di corsa – lo afferma espressamente nel passo della Lettera agli Ebrei: “avendo deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, colui che dà origine alla fede e la porta a compimento”.
Siamo disposti a intraprendere questa “corsa” lasciandoci “destabilizzare” e “scomodare” dalla Parola profetica di Gesù che non è venuto per abbandonarci nella pace apparente delle nostre gabbie e dei nostri sepolcri ma a riconsegnarci a noi stessi per vivere in pienezza e generare vita?
di Mattia Arleo
ESERCIZIO PER L’ANIMA
Siamo disposti a intraprendere questa “corsa” lasciandoci “destabilizzare” e “scomodare” dalla Parola profetica di Gesù che non è venuto per abbandonarci nella pace apparente delle nostre gabbie e dei nostri sepolcri ma a riconsegnarci a noi stessi per vivere in pienezza e generare vita?
PREGHIERA
Ho sperato, ho sperato nel Signore,
ed egli su di me si è chinato,
ha dato ascolto al mio grido.
Mi ha tratto da un pozzo di acque tumultuose,
dal fango della palude;
ha stabilito i miei piedi sulla roccia,
ha reso sicuri i miei passi.
Mi ha messo sulla bocca un canto nuovo,
una lode al nostro Dio.
Molti vedranno e avranno timore
e confideranno nel Signore.
Ma io sono povero e bisognoso:
di me ha cura il Signore.
Tu sei mio aiuto e mio liberatore:
mio Dio, non tardare.
Salmo 39