EGGO IL TESTO
Dal Vangelo secondo Matteo 17,1-9
In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui.
Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo».
All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo.
Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti».
Liturgia della Parola: https://www.lachiesa.it/calendario/20260301.html
MI LASCIO ACCOMPAGNARE NELLA MEDITAZIONE
Le letture proposte dalla Liturgia della Parola di questa seconda domenica di Quaresima ci guidano in un itinerario interiore che conduce al cuore della nostra identità più profonda: quella ricevuta nel Battesimo. È un cammino in cui Dio ci ricorda chi siamo, al di là di ciò che potremmo fare e diventare. Un cammino che si articola in tre movimenti: salire, fidarsi, scendere.
Salire
Nella chiamata di Abram si intravede il primo tratto di questo percorso: l’identità si riscopre in una relazione personale, intima, persino “insicura”.
Dio lo invita a lasciare la sua terra, le sue certezze, i suoi punti di riferimento.
Anche nel Vangelo, Pietro, Giacomo e Giovanni sono chiamati a distaccarsi da ciò che conoscono e possiedono.
Sul monte non ricevono soltanto uno sguardo più alto sulle vicende della vita, ma sono introdotti in una relazione più profonda e intima con il Signore.
In entrambi i racconti l’esperienza avviene “in disparte”, nella solitudine di un incontro che libera da influenze e distrazioni.
In fondo, è ciò che accade anche a noi nel Battesimo: entriamo in una storia nuova, non fondata su ciò che possiamo possedere o controllare, ma su una promessa. Una storia che ci permette di rileggere la nostra vita con uno sguardo trasfigurato.
Salire sul monte, allora, è il primo passo per tutti noi: significa alleggerirsi dai pesi superflui per riscoprire una relazione viva e personale con Dio.
Fidarsi
La risposta di Abram è immediata: non c’è esitazione né calcolo, ma fiducia. La sua obbedienza diventa icona della fede autentica, che ha il coraggio di partire anche senza conoscere ogni dettaglio del cammino.
Il Salmo, poi, ricorda che questo percorso non è mai solitario: lo sguardo di Dio accompagna e custodisce. Con discrezione Egli cammina con noi nei nostri deserti, che diventano spazi di libertà. Non decide la rotta al posto nostro, ma ci affida il timone, fidandosi di noi.
La fiducia diventa così il respiro quotidiano della nostra identità battesimale: possiamo attraversare incertezze e tempeste sapendo di non essere mai abbandonati.
Eppure, questo non significa che tutto dipenda da noi.
La Seconda Lettera a Timoteo ricorda che la nostra vocazione nasce dalla grazia, non dai meriti. Questa verità ci libera dal peso di doverci giustificare o dimostrare qualcosa.
Il monte su cui Dio ci chiama a salire non è un piedistallo, ma un trampolino: da lì possiamo imparare a rituffarci nella vita con uno sguardo rinnovato.
Spesso ci definiamo per ciò che facciamo, per i risultati o per l’immagine che offriamo. Costruiamo piedistalli anche nel servizio ecclesiale. Ma sul monte, con Gesù, non c’è nulla da dimostrare: c’è solo una voce che dice: “sei amato”.
Prima di ogni cambiamento concreto e prima di ogni azione, c’è questa verità da accogliere: l’amore che viene prima di tutto.
Non siamo anzitutto ciò che riusciamo ad essere, ma ciò che siamo da sempre agli occhi di Dio: figli amati.
Solo riscoprendo questa verità possiamo diventare davvero luce per il mondo.
Scendere
La reazione di Pietro, che vorrebbe fermare quell’istante costruendo delle tende, assomiglia al nostro desiderio di trattenere i momenti in cui tutto appare chiaro e luminoso. Ma il racconto continua con la discesa: la luce si attenua e la vita riprende nella sua normalità.
È proprio lì che l’incontro vissuto deve diventare fiducia quotidiana.
Per questo la Trasfigurazione è profondamente quaresimale: ci ricorda che l’identità battesimale non svanisce quando non proviamo nulla di speciale, quando riaffiorano dubbi e fragilità. Proprio allora, invece, siamo chiamati a vivere di ciò che abbiamo visto e ascoltato: siamo amati, chiamati e accompagnati.
La fede non consiste nel restare sempre nella luce, ma nel portare dentro di sé la luce anche quando il paesaggio si oscura, quando lo straordinario ritorna ordinario.
Abramo e i discepoli, incamminandosi verso un futuro incerto ma ancorati alla promessa, diventano benedizione per molti.
Così anche noi: la nostra identità battesimale, una volta riscoperta, non è mai un possesso privato, ma una realtà generativa. Vivere da figli trasfonde inevitabilmente la nostra vita in uno spazio di bene per gli altri.
La discesa dal monte ci ricorda anche che la fede non può restare disincarnata, fatta solo di emozioni o di momenti sensazionali. È, invece, chiamata a sporcarsi le mani nella vita concreta, lì dove l’amore contemplato deve diventare amore vissuto.
di Mattia Arleo
ESERCIZIO PER L’ANIMA
Compiamo anche noi il cammino che ci viene proposto nella liturgia della Parola: salire, fidarsi, scendere.
PREGHIERA
Retta è la parola del Signore
e fedele ogni sua opera.
Egli ama la giustizia e il diritto;
dell’amore del Signore è piena la terra.
Ecco, l’occhio del Signore è su chi lo teme,
su chi spera nel suo amore,
per liberarlo dalla morte
e nutrirlo in tempo di fame.
L’anima nostra attende il Signore:
egli è nostro aiuto e nostro scudo.
Su di noi sia il tuo amore, Signore,
come da te noi speriamo.
Salmo 32